sabato 4 agosto 2012

Due cerchi e una spirale


Autore: Adolfo Fabbri

3 commenti:

  1. Come al solito un bel gioco di attinenze sapientemente costruito lasciando niente al caso.
    Personalmente non riesco a vedere i vari tipi di attinenze che lo zio propone di quando in quando, è una grande dote.

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  2. Riccardo Corsini6 agosto 2012 20:19

    Come non li vedi, piccola parentesi, lo Zio ha delle immagini notevolmente più potenti di questa che non rientra certo tra le sue top photo, e spezzo una lancia su un'argomento da sempre discusso, il titolo di una fotografia.
    Ci sono filoni di pensiero che asseriscono che un'immagine deve parlare da sola, senza l'ausilio di un titolo, altri filoni sostengono l'esatto contrario, che il titolo è determinante, addirittura si richiede una breve descrizione dell'immagine.
    Ora, ho riscontrato personalmente che molti, forse quasi tutti i più grandi, nei loro libri non solo è presente il titolo, e la descrizione, ma di solito è presente anche un'introduzione che di solito viene fatta da una terza persona, in grado di far vedere con le parole.
    Personalmente, di fotografie che parlano da sole ne' ho viste poche, un buon titolo spesso, quasi sempre, dona un significato, apre una lettura dell'immagine, che viceversa rischia di essere interpretata a secondo della cultura di chi la sta guardando, certo se consideriamo l'ultima cena o capolavori di questo calibro il discorso cambia, ricordo però una gita in Spagna, dove la guida a Madrid in uno dei musei più importanti, ci fece la descrizione e la spiegazione, di capolavori tra cui anche dei Picasso del primo periodo dell'artista, e devo dire che dopo la spiegazione mi si apri' un mondo, che viceversa sarebbe rimasto sopito.
    Questa mia introduzione per arrivare a dire, che il titolo dell'immagine dello Zio, introduce alla lettura della fotografia, lo Zio da sempre è un grande "associatore", cioè associa elementi trovati casualmente brucando per le città d'Italia, e riesce a costruire attorno a questi elementi fotografie di fine composizione e dalla tecnica raffinata.
    In questo caso sono certo che prima ha visto la spirale, che non è altro che un banale supporto per parcheggiare biciclette, ed è composto da cerchi, non allineati, ma sempre di cerchi si tratta, ed ha atteso il passaggio di una bicletta, per comporre l'immagine contrastando i cerchi lineari della bicicletta con quelli della spirale del parcheggio, naturalmente la composizione non fa una piega, basilare in questo genere di immagine, una sbavatura e la fotografia perde del 50%, ma la tecnica compositiva non manca certo allo Zio, ed ecco la fotografia, cerchi orizzontali in basso, assimetrici, fermi, che contrastano con cerchi lineari in alto in movimento, non occorre ricorrere al mosso per capire che la bicicletta sta caminando, la persona di cui si intravedeno solo le gambe (lasciando alla fantasia di chi guarda immaginare come si completa l'elemento umano, basilare per questa immagine).
    Ti è più chiara Fantomax?

    Riccardo

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  3. Ma grazie!! Non mi aspettavo questo trattato che tra l' altro ben riflette il mio pensiero al di là di questa fotografia.
    Per me il discorso delle foto "che parlano da sole" non regge sino in fondo, ma solo in parte. Vi sono fotografie documentative che assolutamente non hanno bisogno di titolo, ma vi sono fotografie interpretate, dove nel titolo sta tutta l' interpretazione e le intenzioni che il fotografo ha dato attraverso la sua fantasia e creatività.
    Chi non mette un titolo che indica ciò che il fotografo ha visto nella sua immagine, rischia due volte:
    Il primo rischio è che la sua intuizione non sia capita, non perché la foto non comunica, ma perché certe interpretazioni non sono alla portata di tutti.
    Il secondo rischio è quello che un osservatore attento riesca a capire quella foto e a leggerla per bene, ma... il fotografo verrà creduto quando dirà:
    "E' proprio quello che volevo esprimere!!"

    Per esperienza so che molti di coloro che non mettono un titolo, aspettano il commentatore di turno che trovi il significato della sua fotografia al posto suo, per dire:
    "Bravo!! Hai capito le mie intenzioni!!!"
    ...ma in realtà quando ha postato la foto, nemmeno lui sapeva quello che voleva comunicare.

    Detto questo, la foto che ho intitolato "due cerchi e una spirale" l' ha letta talmente bene Riccardo che le ha indovinate tutte.
    Mi sono cercato la spirale, poi ho atteso i cerchi di una bici perché hanno un certo legame tra loro, ed ho scattato. Compositivamente ritengo importante anche le tre strisce verticali grige, perché collegano la spirale con le due ruote, accompagnando così i due soggetti nella lettura visiva (solo visiva perché questo scatto gioca solo su aspetti geometrici ed estetici, senza alcun contenuto emotivo particolare).
    Una pecca che mi duole è quella di avere scattato con un anticipo di circa un decimo di secondo. Per rispettare al meglio le simmetrie, le due ruote avrebbero dovuto trovarsi nel bel mezzo delle tre strisce, ma invece ho mancato di poco, ma in modo significativo.
    Non è sicuramente una fotografia che fa gridare al miracolo, però a me piace scoprire la foto là dove c' è il banale, o addirittura dove non c' è niente. E' un esercizio che tra l' altro allena l' occhio a "vedere" meglio, e questo può servirti a scattare fotografie più importanti quando magari meno te lo aspetti...
    Grazie, Riccardone e grazie anche al Fagni FantoMax!

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